Ho visto 21. Niente di che, ma carino. Un buon film, divertente e tutto quanto.
Certo, un po’ inferiore alle aspettative che avevo dopo aver visto lo speciale, ieri su Mtv. Questo la dice lunga sull’andare a vedere un film dopo averne sentito cantare le lodi in uno speciale promozionale in televisione. Devo dire però che certe cose corrispondevano. Quel cavolo di speciale mi ha sicuramente incantato.
Secondo me una cosa che delude parecchio è il doppiaggio. Lo speciale, infatti, mostrava gli spezzoni in lingua originale, con i sottotitoli per aiutare a capire. Secondo me è questa la cosa che veramente attira. I film americani sono belli perché gli attori sanno recitare. Se ti fanno vedere uno speciale con un paio di battute cruciali del film nella lingua originale, puoi star certo che ti attireranno ad andare a vedere il film. Perché le battute cruciali sono anche recitate in modo cruciale, non sono soltanto un punto importante della trama. Le battute ad effetto delle scene cruciali sono ciò che può attirare uno spettatore che vede uno speciale in televisione ad andare al cinema a vedere il film; più del contesto, ovvero le cose che si possono dire per cantare le lodi del film. Nella fattispecie: stile moderno da videoclip, storia realmente accaduta, Kevin Spacey nel cast, ragazzo come tanti, lei che seduce lui per attirarlo nel gruppo, tema del gioco d’azzardo, MIT, ecc.
Vedendo i trailer di Indiana Jones IV e di Hellboy II ho pensato che il genere “Trailer” è motivo sufficiente, forse l’unico rimasto, per andare al cinema oggi. I trailer sono veramente fichi, sono spettacolari, ti esaltano. Vorresti metterti a saltare, ad applaudire, fai fischi, urli e ti agiti per quanto pazzeschi sono. Allora penso: è qui che è la vera arte. Perché con questi trailer loro devono essere accattivanti al massimo. Lo stesso vale per gli “Speciali” in televisione. Stesso discorso. È qui che si consuma la vera partita. È qui che si fa sul serio.
Perché il film, una volta che sei andato a vederlo, è finita lì. Una volta che hai pagato il biglietto, sono cavoli tuoi, chi se ne frega se ti piace o meno (a meno che gli autori non abbiano pensato a delle strategie di fidelizzazione per sfruttare l’indotto commerciale o il nome inteso come figura autoriale che produrrà altri film nel futuro, ad es.: “Dal regista di x“, “Dal produttore di y“, ecc.). Una volta che esci dalla sala, la tua esperienza è finita.
Ed ecco che ricomincia la lotta per portarti di nuovo nella sala a spendere i tuoi sette euro un’altra volta. I trailer sono le vere opere d’arte. Concisi, veloci, diretti, immediati, potenti. Niente rappresenta l’idea di effetto artistico meglio di un trailer cinematografico.
Il film poi può essere lungo, noioso, pieno di banalità. Se consideriamo che ogni opera ha qualche difetto, compresi i capolavori assoluti, quante volte può deluderti un film nel corso delle sue due lunghe ore di media? Le cose che ci colpiscono, soprattutto a una prima visione, sono sempre elementi, atomi: una battuta, una scena, un volto, un corpo, un’inquadratura, un attore, un vestito, un gesto, un colpo di scena, una bizzarria visiva, quasi mai la storia. Di solito sono solo i capolavori, i grandi film, quelli che riescono a dare l’impressione unitaria, il ricordo di un tutto unico, e i capolavori quanti sono, l’1%? E anche in questi casi, la percezione globale del film è più probabile raggiungerla dopo alcune visioni. E raramente guardiamo un film una seconda volta.
Ma il trailer è un concentrato, densità massima, intensissimo. Ci dà immediatamente l’idea del film nella sua interezza attraverso il massimo della sintesi, un riassunto ai minimi termini.
Come genere, è ancora più breve del cortometraggio. Per questo è il genere migliore. È il massimo dell’incisività, dell’effettività.
Quando mi esalto da matti vedendo un trailer, penso: “Fiiico”; ma la maggior parte delle volte non penso che poi andrò a vedere il film. Non è che perché ho goduto con il trailer, allora il film mi farà godere. Il film, tanto per cominciare, ha ritmi completamente diversi dal trailer. È un’esperienza completamente diversa. Quando pensiamo “Fiiico” e desideriamo andare a vedere il film, è perché immaginiamo, erroneamente, che il film ci darà la stessa esperienza sensoriale (tutte le esperienze sono sensoriali) che in quel momento stiamo avendo col trailer. Questo, però, non accade.
Dopo un tot di delusioni rispetto alle promesse dei trailer, impariamo questa verità. Impariamo a goderci direttamente il trailer, fornitoci gratuitamente in attesa del film che stiamo per guardare. Al prezzo di un biglietto, ci guardiamo un film e ci gustiamo uno o due trailer che ci fanno godere da matti. E tutto questo, senza doversi preoccupare minimamente del film che si andrà a vedere prossimamente.
Quando guardo dei trailer, penso a quelli che li hanno fatti, e penso che sono dei geni.