Populisto

29-04-08

sul concetto di confezione

Archiviato in: Irrilevanza — Tag:, , , , — populisto @ 18:25

La maggior parte delle cose che si fanno, come i fumetti, i film, i cartoni animati e i libri, si fanno per far piacere. Ecco perché c’è un sacco di gente che perde letteralmente la testa per cose di questo genere. Basta guardarsi in giro e vedere quanti blog ci sono dedicati a queste cose. La cosa che sconcerta, e che mi fa in questo momento scrivere un post come questo, è che su blog che riguardano i fumetti, per esempio, ci trovo postate scansioni di pagine intere di volumi a fumetti. I blogger in questione hanno scritto un post basandosi su una particolare pagina di un albo a fumetti, o su una particolare vignetta, o su una particolare scena. Non farebbe nessuna differenza se a farlo fosse un appassionato di film, o un appassionato di libri. Mostrare a tutti come è scritta una data pagina, raccontare cosa si pensa di una data scena, ecc. Quando vedo cose di questo genere la prima cosa a cui penso, regolarmente, è che queste persone devono avere letteralmente perso la testa per queste cose cui dedicano i loro blog e i loro post. Non si tratta semplicemente di tenere un blog dove si parla del proprio hobby. Siamo proprio di fronte a casi di possessione, di estasi pura. Uno che scannerizza una pagina di un albo a fumetti e la pubblica su internet in un post deve essere letteralmente rimasto folgorato da questa pagina. Io personalmente non ho la passione per i fumetti. Ce l’ho però per altre cose, come film o libri, o anche quadri o dischi. Ci sono delle parti di opere o delle opere intere, appartenenti a questi ambiti, che mi piacciono talmente tanto o mi sono piaciute talmente tanto che sento quasi l’impulso a volerle mostrare ad altri senza, volendo, neanche il bisogno di commentare o di scriverci un post o altro tipo di didascalia di complemento. Grazie a queste esperienze personali, anche se non sono appassionato di fumetto posso capire questi appassionati di fumetto che pubblicano delle pagine di albi scannerizzate. Penso che quelle particolari scene, per il modo in cui sono state disegnate, o per il modo in cui sono state colorate, o per il modo in cui sono state impaginate, o per i personaggi che rappresentano, o per le storie che raccontano, o per i sogni che risvegliano, o per i desideri a cui rispondono, sono pagine che per questi individui appassionati di fumetto devono essere state delle vere e proprie folgorazioni. Il classico tipo di cosa che uno non ha mai visto in vita sua, e con cui di solito ha il primo incontro negli anni sensibili dell’infanzia o dell’adolescenza, e che lo impressiona così tanto da rimanergli come un idolo per il resto della vita. Queste persone dalle pagine dei fumetti che arrivano addirittura a scannerizzare, penso, devono trarre un piacere che io non riesco a capire, in quanto io non sono un appassionato di fumetto, ma devono ricavarne un piacere che dev’essere qualcosa di potentissimo e di misterioso, qualcosa che li strabilia praticamente ogni volta che queste persone aprono una pagina di un albo a fumetti, qualcosa che le lascia esterrefatte ogni volta, o perlomeno qualcosa che le ha lasciate esterrefatte almeno una volta e che passano tutto il resto della vita ricercando, come succede quando si ascolta uno degli album musicali che segneranno la nostra vita. Se poi si diventa appassionati di musica è perché si passerà il resto della vita a ricercare quella particolare emozione. E si ritornerà su quella particolare canzone, o su quel particolare album, per ascoltarlo e riascoltarlo, conoscerlo fin nei minimi particolari e cercare di capire attraverso quali strumenti questo album o questa canzone, o questa pagina di un album a fumetti nel caso dei fumetti, è riuscito a darci quella particolare emozione o cos’è che ci piace così tanto in esso. Facciamo i nostri primi balbettanti passi nei principi dell’estetica quando ci chiediamo cos’è che ci è piaciuto in un album o in un fumetto. Ricerchiamo la stessa cosa replicata in altre forme e tutte le volte che non la troviamo abbiamo materiale a sufficienza per fare paragoni del tipo più proficuamente estetico. Tutte queste opere che ci piacciono al massimo grado e ci colpiscono sono tutte opere, come dicevo all’inizio, costruite per piacere. Quasi mai sono il frutto del momento o dell’ispirazione. Ma sono tutti oggetti artistici altamente pensati e calcolati per ottenere esattamente quel dato effetto. Molte volte falliscono. Molte volte hanno successo lasciandosi dietro intere esistenze di individui appassionati che per anni non riescono a capacitarsi del potere che una data opera esercita. Nascono le estetiche, intese come teorie. Nascono le comunità di appassionati, i gruppi di discussione, le convention, il merchandising, ma soprattutto nascono gli epigoni. Dopo Sergio Leone, lo Spaghetti Western, per anni, decenni a venire. Quando non riescono a fare estetica attraverso la speculazione teorica, la fanno attraverso la pratica, come unico modo che hanno per rendere conto di una dipendenza. Questi oggetti d’arte creati per convincere ottengono molte volte il loro risultato. Puoi dirlo dalle pagine di blog con pagine di albi di fumetti scannerizzate e pubblicate. Puoi avere un’idea della folgorazione di vecchia data che ha segnato la vita di un particolare individuo. Certi personaggi, certe atmosfere, certi dialoghi, certe azioni, certe trame, certi costumi, certe pose, certi colori non li dimenticheremo mai. Ma se una cosa non è fatta per piacere non ottiene lo stesso effetto. Il prodotto artistico è sempre il prodotto di un lavoro di revisione possente. Non esiste quasi mai che il getto improvvisato e non trattenuto provochi gli stessi attaccamenti degli oggetti artistici pianificati e calcolati per avere un determinato effetto. L’industria culturale ha accentuato questo processo. I prodotti che devono avvincere vengono confezionati a regola d’arte. Sono oggetti, sono creazioni eppure diventano più importanti degli uomini stessi, dato che gli uomini ci perdono dietro vite intere. Si legge un racconto di Borges come L’immortale e si è letteralmente affascinati e catturati. La perfezione, la calcolatezza, la misura, la splendidezza di quelle parole, di quel ritmo, di quei temi, di quello spirito, non ci abbandona più, conquista il nostro gusto di esseri umani, e ci porta a chiederci: cos’è che piace agli esseri umani? È solo la novità, o è l’armonia? Cosa piace, per esempio, in una parola? Cosa rende un vocabolo “splendido”? La sua lunghezza? I suoi suoni? O non è semplicemente la sua novità? Il fatto che per noi è inusitato? È normale che io a ventotto anni mi ponga ancora le stesse domande? A cosa mi è servito pormele anni prima, se poi mi sono dimenticato le risposte? Più studio, più dimentico le cose: vuol dire che sto studiando bene, le cose giuste? Probabilmente sì. Più studio, meno so. Tempo fa una semplice questione estetica come questa era all’ordine nel giorno nei miei pensieri. Anche se non avrei saputo rispondere senza incertezza, avevo comunque qualche idea sull’argomento che mi alloggiava in testa a pensione abbastanza fissa da permettermi di pronunciarmi con una certa facilità su un tema del genere. Invece adesso mi sembra come se mi stessi ponendo questa domanda per la prima volta. Più studio e più dimentico: sarà un buon segno. Cosa piace agli uomini? E: è giusto creare oggetti che avvincono gli uomini, tanto da influenzare anche per sempre le loro vite? Non bisognerebbe evitare che gli uomini si nutrissero troppo di bellezza? Non esiste un modo di vivere degno e consono al di fuori di quello che ha a che fare con la bellezza? Perché a questo punto la bellezza assume quasi caratteri da tossicodipendenza per gli umani. Non ci si riprende più dalla ‘botta’ che dà la bellezza. Poi viene l’assuefazione. La ricerca spasmodica. Gli uomini non possono vivere nella non-bellezza? Nella monotonia delle giornate sempre uguali? Basta averla conosciuta una volta, che la si ricercherà per tutta la vita.

Blog su WordPress.com.