Populisto

24-08-08

interessante video della cnn

Archiviato in: Diario — Tag:, — populisto @ 23:59

Contrariamente alle aspettative degli oppositori di Barack Obama che con tutta probabilità hanno creduto di vedere nella vicenda del fratello più giovane sublime materiale da detrazione, parole come

I think because he wants to be. I think in life what you want is what you’re supposed to get.

mostrano che invece George Obama non è invidioso né rancoroso e che ha una grande anima e questo, oltre a innalzare il nome della famiglia Obama risultando in un ulteriore beneficio per Barack, è anche un diretto incitamento a proseguire da parte di una persona che è il tipo di persona dalla quale uno vorrebbe sempre ricevere un apprezzamento sincero. Tutto ciò rappresenta una forza per Barack piuttosto che una debolezza.
George Obama non vuole soldi e non vuole sfruttare la sua fama, non così putroppo i suoi vicini di casa, ma è comprensibile, dato che vivono nella miseria e hanno fame.

04-08-08

americani scientifici su mente e sonno

Archiviato in: Diario — Tag:, — populisto @ 08:54

Dormici sopra: come poltrire rende intelligenti
Durante il sonno, il cervello si dà all’analisi di dati, dal rafforzamento della memoria alla soluzione di problemi

Questi sono i due paragrafi che ho capito di meno. Infatti sono quelli più speculativi. Il resto dell’articolo è più che altro descrittivo e ciò che descrive è una serie di risultati già raggiunti o di ipotesi già discusse. Ciò è chiaro dallo stile, che fino a questi due paragrafi è piano e non solleva dubbi. Nei due paragrafi, invece, alcune frasi sono composte in maniera così oscura o approssimativa che l’unica spiegazione che riesco a dare per tale improvviso abbandono della linearità è che l’autore dell’articolo, giornalista specializzato o direttamente uno degli studiosi, combatte lui stesso con questo aspetto della spiegazione del quale sta cercando di passare la palla a noi. Evidenzio in grassetto le frasi più ambigue:

But the question remains: Why did we evolve in such a way that certain cognitive functions happen only while we are asleep? Would it not seem to make more sense to have these operations going on in the daytime? Part of the answer might be that the evolutionary pressures for sleep existed long before higher cognitionfunctions such as immune system regulation and efficient energy usage (for instance, hunt in the day and rest at night) are only two of the many reasons it makes sense to sleep on a planet that alternates between light and darkness. And because we already had evolutionary pressure to sleep, the theory goes, the brain evolved to use that time wisely by processing information from the previous day: acquire by day; process by night.

Or it might have been the other way around. Memory processing seems to be the only function of sleep that actually requires an organism to truly sleep—that is, to become unaware of its surroundings and stop processing incoming sensory signals. This unconscious cognition appears to demand the same brain resources used for processing incoming signals when awake. The brain, therefore, might have to shut off external inputs to get this job done. In contrast, although other functions such as immune system regulation might be more readily performed when an organism is inactive, there does not seem to be any reason why the organism would need to lose awareness. Thus, it may be these other functions that have been added to take advantage of the sleep that had already evolved for memory.

Vediamo se riesco a districarle per capir meglio.

Alcune funzioni del cervello che esistevano prima dello svilupparsi di una coscienza di tipo superiore (“higher cognition”):
- regolazione sistema immunitario
- ottimizzazione dispendio energetico (es. cacciare di giorno e riposare di notte)

Secondo il testo, queste due funzioni sono

due delle ragioni principali per cui ha senso dormire su un pianeta dove si alternano giorno e notte.

Infatti, gli uomini sarebbero indotti al sonno in primo luogo dalla “pressione evolutiva”:

abbiamo già avuto una pressione evolutiva al sonno

Ciò significa che siccome l’ambiente naturale, principalmente nella sua forma giorno/notte, aveva già spinto l’organismo umano a dotarsi del sonno per sfruttarlo, a quel punto:

il cervello si è evoluto in modo da usare quel tempo (dedicato al dormire) al meglio … Acquisire di giorno; elaborare di notte.

C’è però una teoria opposta:

Il lavoro che il cervello compie quando è in stato incosciente (“unconscious cognition”) sembra aver bisogno delle stesse risorse cerebrali che si occupano di elaborare i segnali percettivi in ingresso quando si è svegli.

Quindi, dato che

il cervello può aver bisogno di ‘disattivare’ gli impulsi esterni per compiere questa elaborazione della memoria (“memory processing”),

allora

questa elaborazione sembra essere di fatto l’unica funzione che avviene nel sonno, per la quale il sonno è strettamente necessario.
Per contro, anche se sembra che funzioni come la regolazione del sistema immunitario e l’organizzazione del dispendio energetico siano svolte più velocemente quando l’organismo è inattivo, per queste funzioni non sembra essere strettamente necessaria l’inattività.

Quindi, stando a questa versione, il sonno si è evoluto per e solo per e in funzione della memoria (“higher cognition”). Sarebbe solo in seguito che a esso si sono aggiunte (già che esisteva) le altre funzioni.
Questa visione io la chiamerei “memoriocentrica” o “coscienzocentrica”, in quanto decreta che il sonno è nato solo per la necessità di far funzionare gli aspetti più puramente umani e filosofici del cervello. Non, quindi, per far riposare il corpo. Non ci sarebbe, cioè, bisogno di addormentarsi per riposare il corpo e dormire servirebbe solo al cervello.
Con questa visione si spiega a fatica perché allora anche gli animali dormono. Si può però aggirare la difficoltà se si ammette che anche il cervello degli animali svolge alcune funzioni cognitive, anche se non avanzate come quelle dell’uomo.
Inoltre, aggiungerei che specialmente questa teoria nega qualsiasi validità a cose come l’apprendimento subliminale nel sonno o l’ascoltare musica mentre si dorme, forse invenzione più che altro dei ciarlatani.

24-05-08

trailers

Archiviato in: Diario — Tag:, — populisto @ 23:05

Ho visto 21. Niente di che, ma carino. Un buon film, divertente e tutto quanto.
Certo, un po’ inferiore alle aspettative che avevo dopo aver visto lo speciale, ieri su Mtv. Questo la dice lunga sull’andare a vedere un film dopo averne sentito cantare le lodi in uno speciale promozionale in televisione. Devo dire però che certe cose corrispondevano. Quel cavolo di speciale mi ha sicuramente incantato.
Secondo me una cosa che delude parecchio è il doppiaggio. Lo speciale, infatti, mostrava gli spezzoni in lingua originale, con i sottotitoli per aiutare a capire. Secondo me è questa la cosa che veramente attira. I film americani sono belli perché gli attori sanno recitare. Se ti fanno vedere uno speciale con un paio di battute cruciali del film nella lingua originale, puoi star certo che ti attireranno ad andare a vedere il film. Perché le battute cruciali sono anche recitate in modo cruciale, non sono soltanto un punto importante della trama. Le battute ad effetto delle scene cruciali sono ciò che può attirare uno spettatore che vede uno speciale in televisione ad andare al cinema a vedere il film; più del contesto, ovvero le cose che si possono dire per cantare le lodi del film. Nella fattispecie: stile moderno da videoclip, storia realmente accaduta, Kevin Spacey nel cast, ragazzo come tanti, lei che seduce lui per attirarlo nel gruppo, tema del gioco d’azzardo, MIT, ecc.

Vedendo i trailer di Indiana Jones IV e di Hellboy II ho pensato che il genere “Trailer” è motivo sufficiente, forse l’unico rimasto, per andare al cinema oggi. I trailer sono veramente fichi, sono spettacolari, ti esaltano. Vorresti metterti a saltare, ad applaudire, fai fischi, urli e ti agiti per quanto pazzeschi sono. Allora penso: è qui che è la vera arte. Perché con questi trailer loro devono essere accattivanti al massimo. Lo stesso vale per gli “Speciali” in televisione. Stesso discorso. È qui che si consuma la vera partita. È qui che si fa sul serio.
Perché il film, una volta che sei andato a vederlo, è finita lì. Una volta che hai pagato il biglietto, sono cavoli tuoi, chi se ne frega se ti piace o meno (a meno che gli autori non abbiano pensato a delle strategie di fidelizzazione per sfruttare l’indotto commerciale o il nome inteso come figura autoriale che produrrà altri film nel futuro, ad es.: “Dal regista di x“, “Dal produttore di y“, ecc.). Una volta che esci dalla sala, la tua esperienza è finita.
Ed ecco che ricomincia la lotta per portarti di nuovo nella sala a spendere i tuoi sette euro un’altra volta. I trailer sono le vere opere d’arte. Concisi, veloci, diretti, immediati, potenti. Niente rappresenta l’idea di effetto artistico meglio di un trailer cinematografico.
Il film poi può essere lungo, noioso, pieno di banalità. Se consideriamo che ogni opera ha qualche difetto, compresi i capolavori assoluti, quante volte può deluderti un film nel corso delle sue due lunghe ore di media? Le cose che ci colpiscono, soprattutto a una prima visione, sono sempre elementi, atomi: una battuta, una scena, un volto, un corpo, un’inquadratura, un attore, un vestito, un gesto, un colpo di scena, una bizzarria visiva, quasi mai la storia. Di solito sono solo i capolavori, i grandi film, quelli che riescono a dare l’impressione unitaria, il ricordo di un tutto unico, e i capolavori quanti sono, l’1%? E anche in questi casi, la percezione globale del film è più probabile raggiungerla dopo alcune visioni. E raramente guardiamo un film una seconda volta.

Ma il trailer è un concentrato, densità massima, intensissimo. Ci dà immediatamente l’idea del film nella sua interezza attraverso il massimo della sintesi, un riassunto ai minimi termini.
Come genere, è ancora più breve del cortometraggio. Per questo è il genere migliore. È il massimo dell’incisività, dell’effettività.
Quando mi esalto da matti vedendo un trailer, penso: “Fiiico”; ma la maggior parte delle volte non penso che poi andrò a vedere il film. Non è che perché ho goduto con il trailer, allora il film mi farà godere. Il film, tanto per cominciare, ha ritmi completamente diversi dal trailer. È un’esperienza completamente diversa. Quando pensiamo “Fiiico” e desideriamo andare a vedere il film, è perché immaginiamo, erroneamente, che il film ci darà la stessa esperienza sensoriale (tutte le esperienze sono sensoriali) che in quel momento stiamo avendo col trailer. Questo, però, non accade.
Dopo un tot di delusioni rispetto alle promesse dei trailer, impariamo questa verità. Impariamo a goderci direttamente il trailer, fornitoci gratuitamente in attesa del film che stiamo per guardare. Al prezzo di un biglietto, ci guardiamo un film e ci gustiamo uno o due trailer che ci fanno godere da matti. E tutto questo, senza doversi preoccupare minimamente del film che si andrà a vedere prossimamente.
Quando guardo dei trailer, penso a quelli che li hanno fatti, e penso che sono dei geni.

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